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LA STRADA - parte 2



Mi giro di scatto e lo osservo mentre si dirige verso il bancone, si muove in modo sciolto, forse dimostra più anni di quanti ne abbia veramente. Una volta arrivato a destinazione  dà un’occhiata veloce al registro che avevo notato poco prima e poi lo richiude. Provo a fare la mia richiesta: “salve, voglio questi e una bottiglietta d’acqua e poi il pieno alla macchina grazie”.Non risponde. Sposta uno sgabello di legno e vi si siede sopra guardandomi dritto negli occhi ma senza proferir parola. Interdetto provo a ripetergli cosa voglio, immagino sia un pò sordo e quindi scandendo le parole e mimando gli oggetti ripeto: “salve, prendo questi, una bottiglietta d’acqua e poi il pieno alla macchina grazie”.  Continua a fissarmi altri 2 secondi e finalmente risponde: “non sono sordo” poi riapre il registro e inizia a scorrere i nomi col dito. Lo osservo stupito. Mi spazientisco, l’armonia è sparita, la musica è diventata fastidiosa e il disagio che mi provocava il vecchio si trasforma velocemente in astio. Dopo varie pagine si ferma, mi guarda e accenna un sorriso.

V: “ Benvenuto, sei pronto?”.
B:“pronto? Non so di cosa stia parlando, voglio solo quanto le ho già detto, e se non le spiace ho una certa fretta”
V:“Fretta…va bene sono 8 dollari e 50, questa è l’acqua … per il pieno andiamo fuori”.
Sollevato lo seguo. Eccoci di nuovo fuori. Prima di arrivare a destinazione si volta di scatto. Noto ancora più rughe ora che la sua faccia è illuminata dal sole.
V:“ Picchia il sole oggi è?”
B:“Si, è insopportabile, anche il motore la pensa allo stesso modo” indico la mia mustang.
V:“Veramente un bel pezzo”.
B: “Già, ci tengo molto, ho sudato parecchio per averla”.

E’ cambiato ora. Sembra più spigliato. Si rigira e si avvicina alla pompa, la prende in mano e inizia a iniettare la benzina all’interno del serbatoio.

V:“Sai, io non credo che ti servirà”.
B:“Cosa?”
V:”Non credo che ti servirà l’auto alla fine di questa strada”.
B:“E lei cosa ne sa? Avrò un sacco di cose da fare e certamente ne avrò bisogno … tra l’altro, ora che ci penso, sa quanto serve per raggiungere la meta?”
V: “Dammi pure del tu ragazzo. Comunque, non so,ci son stato solo una volta e ora non mi è più permesso arrivare oltre la fine della strada … non ricordo”.

Son sempre più confuso.

B:“Cosa vuol dire che non ti è permesso? Se è un problema di mezzi, ti ci porto io.”
V:Scoppia in una risata fragorosa che mi lascia interdetto. “Sei molto gentile ragazzo ma proprio non posso, il mio posto è qui”

Certo ormai  vive qui da sempre però arrivare a dire che non gli è permesso, chissà, forse la vita solitaria e isolata gli avrà fatto perdere la testa.

V: “Non ho sempre vissuto qui ragazzo,la mia, è stata una vita normale o almeno spero, questa non è la vita che tu conosci, qui non puoi avere rimpianti o essere triste … perché tutto pian piano verrà cancellato, il tuo passato non esisterà più”

Mi spavento, sembra che mi abbia letto nel pensiero.

V:”non spaventarti … io sono stato messo qui, e qui svolgo il ruolo che mi sono meritato,e tu sarai messo da un’altra parte è il destino di tutti prima o poi. Sai, ero come te,credevo di essermi perso ma, sembra impossibile, non mi ero accorto di niente, è così, sono le regole, hai seguito, diciamo, un corso di formazione e ora devi svolgere il tuo lavoro … e dimenticherai tutto, non so perché ma dimenticherai tutto, io lo so, sono il guardiano.”

Capisco sempre di meno.

B:“Tu sei pazzo vecchio, e io non mi sono perso, ho un sacco di cose da fare a destinazione”
V:Sorride.“allora ti faccio una domanda, dove sei diretto?”.
Quella domanda mi coglie alla sprovvista.
B:“In fondo alla strada”.
V:“interessante, ma tu sai dove finisce questa strada?”
B:“Certo che lo so, sono partito ieri notte perché ho delle cose urgenti da fare”
V:“Però non sai di preciso cosa devi fare …”

Rimango sgomento.
B: “Stai blaterando vecchio, eccoti i soldi io ho fretta”
V:“certo, certo, vai, hanno tutti fretta quelli che passano di qui, ma non capite che qui il tempo non ha senso, non esiste se non nella dimensione in cui …”.

Non lo lascio finire e rientro in macchina, parto velocemente e nello specchietto noto che mi saluta con la solita aria appagata che mi innervosisce. In macchina ripenso alle sue parole, effettivamente non ho riferimenti, lungo la strada non ho visto cartelli,non riesco proprio a ricordare perché sono partito e dove sono diretto, so di aver delle cose urgenti da fare ma non le ricordo. Dai Beppe, ragiona, ci deve essere una spiegazione logica. Inizio a sudare freddo, non è che … driiiiin-driiiiin-driiiiiin

LA STRADA - parte 1

Sono in viaggio lungo una di quelle statali americane che attraversano il deserto. Un cuneo civilizzato che si immerge tra cespugli secchi, cumuli di sabbia e pian piano affoga tra le enormi rocce che si impongono all’orizzonte. Mi trovo sul sedile anteriore di una Mustang blu ormai sporca e affaticata per i km macinati sotto l’intemperanza del sole, saranno circa le 2 del pomeriggio, il cofano crepita e la benzina inizia a calare inesorabilmente. Lo so, molti di voi staranno pensando che è sempre la solita solfa, la storia a lieto fine di uno sciroccato che si è fatto prendere un po’ troppo dai film americani, non vi contraddico e probabilmente vi darà proprio questa impressione ma intanto, continuate a leggere. Dopo questa digressione un po’ scorretta, riprendo posto sul mio sedile sudato e torno ad indossare i Ray-Ban neri lasciati sul cruscotto. Passato qualche minuto, e qualche altro chilometro,  finalmente mi ritrovo nei pressi di un isolato distributore di benzina , nato probabilmente per dare pace alle urla spente di quelle anime sprovvedute che non avevano previsto le insidie della traversata. Il distributore è insabbiato e logoro,ed  è ormai parte del deserto e, se non emanasse ancora qualche goccia di vita, sarebbe impossibile distinguerlo dalle altre rocce. Oltre al distributore c’è una casetta su due piani, al primo un piccolo negozio  davanti al quale campeggia uno scaffale girevole pieno di cartoline e, più in alto, quello che sembra un appartamento. Mi fermo di fianco a una delle pompe rosse, scendo dal mio cavallo di razza sfinito e non posso fare a meno di notare che sulla veranda, seduto su una cadente sedia di legno scuro, c’è un vecchio con un cappello da cowboy di quelli tanto usati nei film del grande Sergio Leone. Indossa una salopette di jeans malandata che nasconde in parte una dozzinale t-shirt di cotone che in origine doveva essere bianca. Ha il viso sciupato dal sole e la bocca fa da contorno a un sigaro consumato che diffonde una piccola scia di fumo,  rendendo il vecchio ancora più curioso. Vengo subito colto da un sentimento di pietà nei suoi confronti e inizia a scorrere nella mia testa il film della sua vita. Probabilmente vive in quella casa da sempre, i suo secondi sono scanditi solo dal passaggio di qualche rosa di Gerico trascinata dal vento e i suoi contatti col mondo son limitati a qualche passante come me o a brevi colloqui con qualche rude camionista che gli fornisce la merce. E’ sicuramente un giudizio affrettato, e infatti riguardando il vecchio, scorgo nel suo viso una stonata tranquillità. Man mano che lo osservo sento crescere in me un certo disagio, non riesco a togliermi dalla testa la convinzione che la sua vita, confinata in quel piccolo angolo di mondo, sia stata triste e vuota. La sua aria appagata e senza rimpianti è un raschietto muto che tenta di sgretolare le futili convinzioni con le quali fui marchiato dal giorno in cui nacqui tra i grattacieli. Non ho ancora fatto benzina ma, incuriosito, mi avvicino al vecchio. Non mi degna di uno sguardo, è sicuramente perso in qualche viaggio, si vede che nei suoi occhi brilla la luce del sognatore. Decido di non intromettermi quindi entro nel negozietto, sperando che questo lo distolga dalle sue riflessioni. Il negozio è più angusto di quel che avevo immaginato, impolverato, e le assi di legno scricchiolano sotto il mio passo stanco. Noto vari gadget tipici della zona e una grande bandiera americana risalta appena al di sotto di una targhetta commerciale della coca-cola, una di quelle in alluminio che si vedono spesso  sui muri pallidi di qualche bar di periferia. Un piccolo altoparlante nell’angolo destro della stanza suona una canzone country che non conosco, ma che si adatta perfettamente allo scenario mettendolo in movimento. Ogni elemento è disposto in maniera ineccepibile seppur il caos la faccia da padrone , anche quel cactus in plastica vicino alla cassa che suona la chitarra, è bizzarro certo,  ma si incastra perfettamente tra gli altri elementi del quadro. Prendo due bacchetti di carne secca e un pacchetto di Marlboro e attendo che il vecchio si accorga della mia presenza. Non c’è nulla che mi tormenti in quel momento, anche il caldo e la paura di non finire quel viaggio, sono spariti. Continuo a vagare con lo sguardo che cade disinteressato su un elenco di nomi, alcuni dei quali sono cancellati con una riga ma non trovo la curiosità per leggere e mi lascio cullare dalla musica cadendo in uno stato di trance catatonica. Ad un tratto vengo risvegliato dal cigolio della porta che diventa sempre più forte culminando in un rumore sordo e innaturale.
Finalmente il vecchio è entrato.