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PUNTI DI VISTA


Una noce di cocco rotolò davanti ai miei piedi mentre ero seduto su una panchina del parco con mia moglie. Lei era impegnata a lanciar delle molliche di pane per gli uccellini.
"Sara! Sara! hai visto?"
S: "Cosa?"
"La noce di cocco!"
S: "No non ho visto nulla"
La vista non era di certo il suo forte. Ricordo una sera, stavamo cenando davanti alla tv quando improvvisamente fuori dalla finestra vidi volare decine di areoplanini di carta fluorescente. In fibrillazione spensi la tv per condividere con lei quello spettacolo. Credo che porti gli occhiali più per dimostrare la sua età che per una reale funzione. Giurò più e più volte di non aver visto neanche un ombra passare dalla finestra.
"Ok, ti farò sapere appena ne passa un altro"
Improvvisamente altre noci di cocco rotolarono davanti a me, una dietro l'altra.
"Cara, la prossima volta ci sediamo sulla panchina vicino alla collina, le mele sono innocue ma le noci di cocco potrebbero ucciderci"
S:"Hai preso le tue medicine stamattina?"
Uno dei suoi hobby preferiti oltre a nutrire gli uccellini era quello di farmi domande inutili. "Ricordi l'ultima volta che me l'hai chiesto?"
Si avvicinò e mi guardò intensamente negli occhi. "Una settimana fa"
Spostai la testa di lato, oltre le sue spalle, per osservare due grossi animali che si abbeveravano al laghetto.
"Hai di nuovo le visioni vero? Mi spieghi perchè ti ostini a mettere gli occhiali se poi non prendi di proposito le tue medicine?"
"Ho bisogno che i miei occhi funzionino. Le tigri non son così interessanti se non riesco a vederle"


DARWIN'S MISTAKE #1: L'ESERCITO DI SILVIO


Creato dal messia Sandro Bondi, l'esercito di Silvio ha il suo quartier generale in una dimensione parallela nella quale è giusto frodare il fisco e Bruno Vespa è uno scrittore di successo. La loro missione è difendere Silvio dai comunisti che complottano per togliergli ingiustamente il controllo del mondo reale che detiene da 20 anni. Ultimamente son saliti alla ribalta per avere festeggiato la condanna del loro leader con bottiglie di spumante e striscioni, dimostrando al mondo di non aver capito un cazzo.


Nonostante la figura di merda in diretta, hanno continuato imperterriti nella loro rivoluzione estiva organizzando una giornata di protesta nella quale alcuni dei loro capi sono arrivati a parlare di persecuzioni e ingiustizie dall'alto di un palco abusivo. Il bel pomeriggio è proseguito scandito da cori, striscioni e occasionali violenze contro ignari cittadini del mondo reale.


Il tutto è stato coronato dall'apparizione del capo religioso della dimensione parallela (e reale) il quale ha confermato il suo impegno e la sua voglia di non arrendersi. Infervorati dalle parole di Silvio la loro guerra continua nel suo nome: Il martire della libertà.


Sembra assurdo ma tutti pian piano veniamo trascinati nei meccanismi della dimensione parallela. Lasciamo che un pregiudicato tenga un comizio su di un palco abusivo e accettiamo placidamente l'eventualità che possa salvarsi di nuovo. Il tutto mentre addestra il suo erede Marina per avviare una dinastia. Tutto questo probabilmente varrebbe una vera rivoluzione ma forse ho sbagliato e siamo noi che viviamo in una dimensione parallela nel quale ci siamo messi i paraocchi e far finta di niente è un diritto inalienabile.

L'ERMETICA SPESA (GUEST POST IMMAGINARIO DI VASCO BRONDI)


Ho immaginato di chiedere a Vasco Brondi alias de Le Luci della Centrale Elettrica di scrivere per il mio blog un post e questo è ciò che mi ha inviato.

PREMESSA: Vi informo che i testi di Vasco Brondi sono flussi della sua coscienza e per questo motivo sono di difficile comprensione.  Ho deciso di aggiungere una traduzione a lato per permettervi di cogliere il senso del suo post così come l'ha raccontato a me prima di calarsi una pasta.

TITOLO: L'accozzaglia di formoidi materialistici imprigionati in una gabbia a gettoni (LA SPESA)

Arrivai motorizzato confondendomi con altri esseri metallici in una piscina d'asfalto crudo sporcato dall'abuso di anfetamina sociale. (Parcheggiai)

Con la fronte sudata e operaia mi presentai intimorito al cospetto del mostro la cui bocca aprii impersonificando un mosè in ferie in un villaggio vacanze a sharm el sheik  (Entrai nel supermercato)

Pascolai tra le antenne comandate da scontrini dittatori per soddisfare un bisogno non necessario, rigirando tra le mani un conteiner di paraffina con appunti scritti da un dio quadrupede. (Iniziai a cercare i prodotti che avevo scritto sulla lista della spesa)

In un attimo di precoce futurismo la mia urea pungente produsse una scossa di creativo disordine e la mia futile ricerca mutò nel bisogno primario animale (d'un tratto mi scappò da pisciare)

Dopo una tortuosa fatica da bipede trovai  un pertugio nascosto nella massa del capitalismo che immerso tra gli scaffali si ergeva bulimico a soddisfare la mia eredità atavica. (Dopo una breve ricerca trovai il bagno)

Fui fermato d'un tratto da un pensiero spalmato su una cassa integrazione che mi chiese con voce destrutturata di capitalizzare e vendere il mio istinto animale (Per entrare dovevo dare un euro al ragazzo di guardia)

Vidi il mio ammasso di pelle drogato di carta e ferro che con aria affranta mi spacciò una versione disintossicata di se stesso (Guardai il portafoglio ma era vuoto)

Sentii un brivido di voglia e  il mio sistema elettrico centrale mi indirizzò verso gli alberi avvelenati del verde industriale di un parco. (Pensai di andare a pisciare in un parco)

Per colpa della mefitica ispirazione e delle correnti fredde generate da una stagione illusoria e meccanica, un altro imprevisto bisogno si fece spazio nella custodia della mia essenza precaria. (Per colpa dei miei pensieri e dell'aria fredda del condizionatore mi scappò anche da cagare)

Spinto dagli eventi mi ritrovai sul trono di petrolio posto nel mio antro matrioskale. Mentre esprimevo il mio disprezzo nei confronti di un sistema fognario corrotto  pensai agli insegamenti universali piovuti in me come lacrime stampate di una conoscenza marginale. (Tornai in fretta a casa e mentre ero sulla tazza del cesso pensai a ciò che mi era successo)

L'istinto animale aprendomi gli occhi con strumenti di tortura periferici mi mostrò che il viaggio verso il mostro di mattoni lucidati fu futile come un bicchiere di acqua calda in un giorno d'estate durate una festa metalmeccanica politicizzata. Quel giorno sconfissi il mero capitalista collassato su un fluorescente sogno di potere. (Il bisogno di cagare aveva vinto su quello di acquistare il detersivo ?????)

LA REALTA' DELL'ACQUARIO



Cara Susan ti scrivo queste parole per offrirti la possibilità di leggerle più e più volte. L'ultima volta che ci siamo visti ero fuori di me e ora sento il bisogno di condividere con te ciò che mi è successo; te lo devo. Da un po di tempo a  questa parte frequento un locale che ho scoperto per caso una delle tante notti in cui non c'eri.  La prima volta che mi ci imbattei sembrava il tipico posto dal quale non ti aspetti nulla più di ciò che promette l'insegna sporca e scritta male all'ingresso; ottimo per chi ha intenzione di iniziare un dialogo a tu per tu con un bicchiere di rum. Decisi di entrare e invece del classico bancone sudicio mi ritrovai in una stanza completamente vuota nella quale il bianco puro dei muri era interrotto solo dal legno di una vecchia porta. Attratto da una debole sinfonia mista di musica e urla la attraversai e fui catapultato in un mondo folle e a me sconosciuto. So per certo che l'euforia che mi accompagnò per il resto della serata non fu causata solo dalla fortuna di aver sostituito il bicchiere con una festa; c'era qualcosa di più che ancora non riuscivo a definire. Quella notte dormii con la testa piena delle immagini di una situazione nuova e il giorno dopo attesi con impazienza la sera. Ci tornai più e più volte lasciando la festa libera di  prendere il controllo della mia mente e pian piano la accettai come unica via d'uscita dalla mia monotonia. Ero assuefatto e certo di poter raggiungere un giorno la totale fusione con quelle emozioni. Scrivendo mi accorgo che la pianta della follia stava crescendo rigogliosa dentro di me. Come ben sai sono sempre stato convinto che il mondo sia governato dal caos e infatti l'imprevedibile cambiò il corso degli eventi in mio favore. Un giovedì sera come tanti altri mi recai al locale e ora cercherò con fatica di spiegarti a parole ciò che i miei occhi videro al posto della festa. Sul lato destro dello scantinato gente grassa e ben vestita urlava discorsi politici dall’alto di piccole colonne dorate mentre alla base persone nude lottavano per raggiungerne la cima; sul lato sinistro, animali antropomorfi intonavano canzoni finte mentre gente spaventata godeva nel toccarli e si crogiolava in un orgia di sudore; di fianco al palco ragazzi immersi in piscine e con la testa offuscata dall'alcool si scatenavano causando risse e rapporti sessuali in ogni dove; infine, al centro, un gruppo di gente silenziosa pregava  rivolta verso un uomo che, brandendo una grande croce, colpiva a caso le loro teste. Rimasi in piedi a fissare inorridito la grottesca scena quando la mia attenzione fu catturata dalla forte luce blu che trapelava dalle fessure di una piccola porta.La curiosità vinse in fretta la paura così mi avvicinai e mi ritrovai in una stanza più strana della prima: sopra migliaia di piedistalli bianchi erano posti, in file ordinate, altrettanti acquari. Mentre camminavo notai che all'interno non vi erano pesci ma persone di cera in miniatura. Seguii il mio istinto e mi avvicinai all' acquario che ai miei occhi brillava più degli altri; rimasi interdetto nel vedere la mia rappresentazione cerata che fluttuava lentamente dalla nostra casa al mio ufficio e ritorno. Come previsto tu non c'eri. Mancavi. Fu in quel momento di totale confusione che realizzai la mia verità. Vedi Susan la vita scorre fluida davanti ai nostri occhi ma spesso non la accettiamo e ci mettiamo alla ricerca di un modo per evaderla. Finiamo così per ritrovarci intrappolati in illusioni che ci appannano e rendono sempre più spaventoso il momento in cui ci accorgeremo che la differenza tra ciò che chiamavamo rispettivamente prigione e libertà in realtà non esisteva . Ora ti chiedo di GUARDARE la nostra storia. Non pretendo che tu capisca subito ma so che rimarrai stupita quando ti accorgerai che c'è una cosa che da sempre ci fa dare di matto: la realtà.

10 CONSIGLI PER ESSERE UN BUON ALTERNATIVO



L' "alternativismo" dilaga nel nostro tempo così ho pensato di scrivere una piccola guida da seguire per sentirsi dei veri anticonformisti anche nel 2013.

1)Non iniziate ad elencare dal numero 1 perchè lo fanno tutti.

2)ABBIGLIAMENTO: E' la prima cosa che salta agli occhi di chi vi guarda. Il concetto da seguire è lo stesso che usano quelli che presto sarete pronti a chiamare fighetti. Loro ostentano la loro sottomissione alla globalizzazione portando vesti sulle quali si legge bene il nome dello stilista o della multinazionale sfruttatrice che odiate; allo stesso modo voi dovete sostenere con fierezza la vostra lotta al sistema dicendo a tutti di aver acquistato il vestito che indossate in un mercatino dell'usato o, molto meglio, di averlo trovato nel pattume. L'accessorio imprescindibile è una sacca sporca di colore variabile tra il verdognolo e il marrone al quale potete abbinare un copricapo caratteristico o una kefia.

3)MUSICA:  se un gruppo o un artista musicale è ascoltato da più di 50 persone avete il diritto di etichettarlo come commerciale e poi incazzatevi con la massa ignorante che non permette al vostro gruppo preferito di sfondare.

4)TV: cercate in ogni modo di indirizzare il discorso dei vostri amici sulla televisione per ostentare con fierezza il fatto che voi non ne avete una. Senza tv però non potete guardare La7 , ultimo baluardo della libera informazione,  per ovviare al problema ogni tanto potete seguirlo in streaming sul sito.

5)MANIFESTAZIONI: Unitevi alle manifestazioni in tenda e alle occupazioni delle scuole. Se non  conoscete il motivo della protesta non vi preoccupate perchè nasce sicuramente per combattere l'arroganza del sistema. Nel dubbio esponete qualche cartello contro la deforestazione e contro gli esperimenti sugli animali che vanno bene in qualsiasi contesto.

6)FILM: Prima pensavate che il cinema fosse nato con Quentin Tarantino ma ora che piace a tutti è meglio screditarlo. Buttatevi a capofitto su qualche produzione sconosciuta, sui film in bianco e nero e soprattutto sugli z-movie. Per questi ultimi inventatevi una menata sul fatto che andrebbero rivalutati perchè mostrano in modo toccante il dolore e la voglia di non conformarsi del tipico regista maledetto. Se proprio vi fanno cagare e non volete perdere tempo leggetevi le recensioni su internet, nessuno andrà a guardarli davvero.

7)LIBRI: Non girate mai senza un libro. Il libro standard deve avere la copertina morbida e sgualcita quanto basta per farlo sembrare un volume da intellettuale. Non importa che lo leggiate, ma vi raccomando di cambiarlo almeno una volta al mese. Tenete inoltre un taccuino sul quale annotare le vostre profonde riflessioni P.S. Siete contro gli ebook perchè  amate l'odore della carta e l'atto di sfogliare un vero libro (anche se lo dite con in mano il cartello contro la deforestazione del punto 4)

8)FACEBOOK: Non avete Facebook.

9)SMARTPHONE:  Il telefono giusto per voi è quello in bianco e nero e con lo schermo graffiato che  chiama e manda messaggi perchè a voi non serve altro. Poco importa se spendete 100 euro al mese di tariffe e gonfiate le tasche di qualche multinazionale telefonica (visto che non avete neanche Facebook), voi non vi piegherete mai allo strapotere di internet . Se proprio vi trovate per le mani uno smartphone perchè ve l'hanno regalato, sfoggiatelo come fosse un peso insopportabile. In tal caso non dimenticatevi di fare qualche foto filtrata vintage con Instagram.

10)SPORT: Dovete adattarvi a seconda del paese nel quale vi trovate, l'importante è odiare lo sport più seguito dal popolo. Per esempio se siete in Europa dovete odiare il calcio e sostenere che sia ingiusto che sport come il basket non vengano valorizzati quanto meritano, mentre se siete in America dovete fare esattamente il contrario.  E' un po contraddittorio ma è il vostro ruolo che lo richiede.

In CONCLUSIONE ricordatevi di assumere un'aria di superiorità perchè voi siete tra i pochi eletti che son riusciti a fregare il sistema anche se col tempo vi accorgerete che il sistema era windows e si fotteva da solo.

FINO A QUI TUTTO BENE




RELATIVITA’: 1 dottrina che fa dipendere la conoscenza dalla costituzione organica e mentale del soggetto conoscente e dal rapporto tra soggetto e oggetto. 2 Principio fisico matematico attestante l’inesistenza di osservatori o di sistemi di riferimento privilegiati per lo studio dei fenomeni meccanici e fisici, e quindi l’inesistenza d’uno spazio e d’un tempo assoluti.


Come ogni mattina vi svegliate e, con gli occhi ancora socchiusi, vi fate la doccia, mentre la moka sul fuoco fa uscire il caffè. Dopo aver indossato i vestiti ammucchiati sulla sedia, uscite di casa in tutta fretta per non perdere quel treno che va sempre meno d’accordo con l’orologio che avete al polso.
Stop.
Fermatevi un attimo, lasciate perdere tutto e salite su un aereo e, dopo aver ascoltato gli opportuni consigli della hostess, date un’occhiata al mondo che scorre sotto di voi. Vi starete chiedendo perché non ci avete pensato prima, dall’alto tutto appare più nitido e, ora che avete cambiato il vostro punto di vista, potreste perfino arrivare a cambiare le vostre conclusioni. Ora pensate a un amico che non vedete da tanto tempo,  se fate attenzione vi accorgerete che probabilmente è sparito senza spostarsi, che è sempre li, anche se tutti si chiedono dove sia. E’ facile perdersi di vista se ci si va a scontrare con la relatività, si rischia non capire più se il tempo e lo spazio giochino con o contro di noi. E’ come stare in bilico su un cornicione, combattuti tra la scelta di tornare a casa affrontando la giungla del traffico o semplicemente spiccando il volo.
Ora immaginate la vostra vita tra vent’anni.
Magari avete deciso di prendere quel volo e, una volta atterrati, non siete più voluti tornare indietro per chissà quale motivo.  Oppure avete scelto di non fermarvi, avete deciso che non c’è mai stato un momento giusto per perdere il treno e ora, siete seduti davanti al camino, in attesa di correre a lavoro il mattino dopo, che continuate a ripetervi:”fino a qui, tutto bene.”


ESCO A PRENDERE DUE COSE



Ho letto da qualche parte che il tragitto dei supermercati  è studiato a tavolino e che i prodotti che ci servono davvero, cioè quelli che ci spingono a uscire di casa, sono posti nelle rientranze o negli angoli remoti dei corridoi. Se per esempio ti servono l’acqua o il pane, prima ti imbatterai in decine di articoli diversi (dagli articoli da mare a delle orribili statuine del presepe), ed è scientificamente provato il fatto che ti fermerai a guardare almeno una di queste cose. Non conta quello che hai scritto sulla tua lista della spesa prima di uscire, tutti questi articoli provocheranno in te delle reazioni e ai piani alti del supermercato questo basta.



Soggetto: Marco
Luogo: Supermercato


“Davvero lei è convinto che le nostre azioni siano inutili?

 Le nostre azioni non sono inutili, fanno semplicemente parte di uno schema predefinito, di un percorso.

Allora,per esempio, non importa chi sia il primo a muovere in una partita a scacchi, ogni azione sarebbe inutile in una partita già scritta, e così nella vita. Perché dunque sento il piacere della scelta? La paura di sbagliare e di precludermi qualcosa?

Quelle sono  illusioni!  Tutto è già scritto,le scelte che credi di fare fanno semplicemente parte di ciò che è stato deciso per te

No! Sono le scelte che faccio che mi formano come individuo, la realtà non è altro che uno scenario che si adatta e si trasforma in base ad esse

Pensa ad un videogioco, tutto ciò che decidi non ti porta da nessuna parte se non a quello che il programmatore ha scelto come finale

Sta paragonando l’uomo a un Dio?

 Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza..

Son sempre più convinto che l’uomo abbia creato Dio … per porsi dei limiti ... Si! Non riusciamo ad accettare il fatto che il nostro limite siamo solo noi stessi.

Il nostro limite è quello che è già stato scritto, posa le armi e lasciati andare , ogni tua azione,anche quella che pensi di aver scelto ti porterà dove eri destinato.

Ah si? Se è tutto scritto allora non è un caso che io mi sia fermato qui davanti a questo scaffale, vero Dottore? Dice che anche questo fa parte di ciò che lei chiama destino?”

Marco impugna la statuetta di ceramica posta sullo scaffale che ha davanti e, senza pensarci due volte, la scaglia contro un uomo in fila alla cassa urlando: ”Senti che merda sto destino!”.

“E pensare che eri uscito solo per comprare un pacco d’acqua e un po’ di pane”

Giugno




E' arrivato Giugno e sei  seduto a sorseggiare il tuo happy hour con quella ragazza che non sposerai mai, quando arriva, come un ospite indesiderato, qualche pioggia, a ricordati tutte le cose che hai ancora da fare prima di poterti  godere a pieno quell’ aperitivo sul lungomare.
Ammettilo, il suono del mare, quello vero, te lo sei quasi scordato, ma non ti importa perché a Giugno, col sapore dell’estate che ti stuzzica i sensi, ti accontenti anche dell’ultimo pezzaccio di Pitbull. 
Guardati intorno! non ti viene da pensare che, nonostante tutto, è Giugno? il mese in cui le tipe girano in mutande e con le zinne al vento, il mese in cui ti puoi  liberare di tutti quei brand che ti hanno fottuto col concetto delle mode e ora che nessuno ne può più, il vintage la fa da padrone.
Ho sottomano un calendario pieno delle date in cui sarebbe dovuto finire il mondo, l’ultima era ieri, eppure siamo ancora qua, forse stiamo peggiorando,dipende dai punti di vista. Io so solo che negli anni ’80 la gente si incazzava perché gli avevano rubato le chitarre e ora?. Comunque, nonostante Lucenzo, il fisico da lanciatore di coriandoli e Magalli in tv al mattino, è pur sempre Giugno,il sole inizia a cuocere e ti accorgi che,in fondo, dà una certa soddisfazione sentire il sudore che cola mentre stai per segnare quel goal spettacolare.

APPUNTI DI UN VIAGGIATORE #1


26/03, Bologna

Cammino protetto dalle frasche di questo sole e circondato dalle radici vetuste di questi mattoni. Una musica gitana si fonde col mio animo in una danza paragonabile ad un amplesso privo di qualsiasi concetto. Ho sete di passato. Il futuro è nascosto dietro un angolo.


EDUSIL


Bert era un bambino disordinato, gli piaceva inventare storie piuttosto che leggerle  e amava cantare a squarciagola. Viveva però a Edusil, capitale di Zitbuori, un paese controllato da “Il Partito Del Silenzio e Della Buona Educazione” e, ogni volta che, in giro per le strade, provava a cantare il padre gli assestava in fretta un ceffone. La costituzione di Zitbouri era composta da 3 articoli:
#1 il paese è una Repubblica fondata sulla buona educazione.
 #2 tutte le persone devono usare un tono di voce che non deve superare i 35 decibel.
 #3 nessuno può dimenticarsi delle buone maniere in qualsiasi situazione.
Tutte le famiglie avevano in casa il Manuale della Buona Educazione e il governo, aveva fatto installare ovunque dei sensori di cattive maniere con incorporati dei rilevatori di decibel. Capitava così, in questo paese, che chi faceva all’amore tutti i giorni e alla sera litigava venisse immediatamente arrestato e costretto nelle celle del silenzio mentre, chi rubava sottobanco nel rispetto della buona educazione, non subisse alcuna punizione, mazzette e corruzione, infatti, non erano punibili per legge se fatte a modo. Bert non capiva il motivo di tutti quei ceffoni, voleva solo cantare. Quella mattina era uscito con i suoi genitori per fare acquisti e, come al solito, si chiedeva perché lungo quell’enorme marciapiede, tutti camminassero in modo ordinato. Il piccolo Bert sognava di radunare tutti i bambini e fare una partita a pallone o almeno una corsa nei pressi del lago. D’un tratto, la quiete di quella marcia silenziosa, venne spezzata da un urlo proveniente da un negozio di scarpe. La folla sbigottita si bloccò e, senza accalcarsi intorno al negozio, si mise ad osservare gli agenti del governo in marcia verso il luogo del misfatto. Un ladro, in modo gentile, aveva chiesto al negoziante tutti i soldi riposti nella cassa nascondendo un’ elegante pistola e quello, già in crisi, aveva dato di matto e, urlando, gli aveva spaccato una mazza da baseball in testa. Ora il negoziante veniva accompagnato educatamente fino all’auto delle guardie, mentre il ladro gentiluomo veniva soccorso e riverito. Per un evento del genere si sarebbe svolto, lo stesso pomeriggio, un Processo all’Ordine nella  piazza principale di Edusil.

[pausa]

Bert a casa sua non faceva altro che giocare con la fantasia, disegnava personaggi immaginari come dragoni, unicorni e altri animali mai visti. Ricordava solo alcune scene dei tempi in cui i suoi genitori lo portavano al parco a correre, ora le passeggiate erano serie e piene di divieti: non poteva buttarsi a terra, non poteva giocare a nascondino e neanche a pallone. Lo stesso pomeriggio tutta la famiglia, ordinata e ben vestita, uscì di casa per assistere al processo all’Ordine. Era uno dei pochi eventi che venivano organizzati in città e quindi, seppur triste, era quasi una festa per la gente del posto. E così tutti gli abitanti si riversarono in piazza, sempre nel rispetto delle buone maniere. Nessuno rubava i posti, nessuno saltava la fila e i bambini non si lamentavano, erano tutti fermi davanti a un palco ordinatissimo, disposti come un esercito e in ordine di altezza: i bambini davanti e i giocatori di basket in ultima fila. Sul palco, vi era un funzionario del partito che aveva delle enormi sopracciglia squadrate, gli occhi deformati da un paio di occhiali spessissimi e indosso uno smoking nero perfettamente stirato. Al centro del palco, il negoziante accusato del reato, era controllato a vista da 2 agenti. Il funzionario iniziò a leggere una pergamena: “lei, signor Naseta, è accusato di aver violato tutte e 3 le leggi dell’Ordine e della Buona Educazione. Ha  superato il livello decibel consentito, non ha mantenuto la calma che si addice a un cittadino del nostro paese e soprattutto, non ha rispettato le regole della buona educazione” Il negoziante, disperato, provò a ribattere spiegando le sue ragioni ma il funzionario irritato disse: “Lei continua a non rispettare l’ordine, non può urlare … mi costringe ad agire di conseguenza … agenti! imbavagliatelo” La folla era silenziosa perché tutti sapevano che il brusio avrebbe fatto scattare gli allarmi. Anche i bambini ormai erano ammaestrati, 5 anni di buona educazione stavano facendo effetto. Bert osservava le persone sul palco e non capiva perché il signore seduto non potesse rispondere. Ricordò allora il giorno in cui andarono a casa sua gli uomini vestiti di nero per prelevare i libri non educati e disordinati, era riuscito a salvarne solo uno, nascondendolo sotto al letto. Era l’unico libro che era riuscito a leggere, escludendo i manuali imposti dalla scuola, e raccontava di un lupo accusato ingiustamente dagli altri animali di aver rubato le pecore di una fattoria e, solo grazie al saggio maiale, che gli permise di difendersi, riuscì a dimostrare che le pecore, stanche della loro vita, erano partite per una terra lontana. Allora Bert non resistette e urlando, per farsi sentire dal funzionario, chiese “Ma perché lui non può parlare?” il pubblico fece un verso di stupore, il padre di Bert sarebbe voluto correre a tappargli la bocca, ma non poteva creare disordine e superare la gente, era una questione di educazione. Il funzionario incredulo, scrutò il bambino attraverso i suoi spessi occhiali e disse: “Cos’hai detto?”, Bert ripeté ancora più forte “ Perché lui non può parlare? E se non ha fatto niente?”, il funzionario diventò tutto rosso e, sempre in modo educato, disse “Bambino i tuoi genitori non ti hanno insegnato l’educazione? Non puoi parlare quando parlo io, questo signore ha sbagliato e ora deve pagare e ti consiglio di tacere!”, Bert non si arrese e mentre il funzionario stava per pronunciare la pena dell’imputato urlò: “Non è giusto! Sei un vecchiaccio!” tutti i bambini iniziarono a ridacchiare, il funzionario perse il controllo e iniziò ad urlare. La folla sbalordita iniziò a scomporsi, una persona di quel rango che infrangeva tutte le leggi? Com’era possibile? Notato il brusio, il funzionario riacquistò il  controllo e, in modo fermo ma gentile, disse alle guardie di prelevare il bambino e i suoi genitori. Il burocrate (forse ho scritto troppe volte funzionario) non si preoccupò delle sue urla di poco prima, la folla le avrebbe presto dimenticate con l’imposizione di una Settimana del Rigore.

[ultima pausa]

Bert venne condotto nella Grande Sala al cospetto dei Tre Saggi dell’Educazione e i genitori furono rinchiusi nelle celle del silenzio con l’accusa di non aver educato a dovere il loro figliolo. Bert si sentiva minuscolo davanti ai saggi disposti a semicerchio e seduti su delle colonne alte almeno due metri. I tre saggi erano i massimi esponenti del governo e la leggenda narrava che avessero vissuto per anni nel silenzio e nell’ordine più assoluto. Col tempo, erano diventati  dei profeti adorati dalle masse e, aiutati dai loro seguaci, erano riusciti a assumere il controllo del paese. Il primo saggio guardò Bert e gli chiese sussurrando “come ti chiami?”, “mi chiamo Bert” aveva risposto il piccolo. “ Caro Bert perché non rispetti la buona educazione e il silenzio, vuoi male ai tuoi genitori e alla gente che vive nel tuo paese?” Bert rispose: “no, io voglio bene a tutti, solo che..” Il secondo saggio intervenne: “Quello che vogliono tutti è vivere in armonia e senza litigi, e se vuoi bene a tutti devi seguire le regole”, “Ma io voglio cantare e giocare a pallone”, Il terzo saggio proseguì: “ Queste cose non sono bene, derivano dal male che origina il disordine, se vuoi bene a tutti devi seguire le regole che ci sono sui manuali e vivrai felice, senza bisogno di urlare, litigare, domandare … insomma vivrai tranquillo”. Bert allora disse:” Ma io voglio leggere i libri belli non i manuali, non c’è niente di magico in quelli” A quel punto una farfalla gli si posò sul naso e lui la racchiuse tra le mani. “Voglio volare come questa farfalla”. Bert iniziò a correre per la stanza cantando e inseguendo la farfalla e i saggi cominciarono ad innervosirsi. Le guardie, che non vedevano una scena così da parecchio tempo,  sorrisero.

Dopo qualche minuto uno dei saggi alzò la cornetta del telefono e mormorò:“Vanda?... salve … mandi gli Operatori della Pulizia, c’è un cadavere qui nella Grande Sala e 2 nelle celle del silenzio, segua la solita procedura”. 

Bologna - Imola


Sono qui seduto nella carrozza numero  4 del regionale diretto a Ravenna, e sto platealmente perdendo la battaglia col mio zaino per il quale non trovo nemmeno uno spazio a causa dell’enorme numero di valigie che appartengono al mio vicino. E va bene, stavolta hai vinto tu, vieni in braccio insieme al giubbotto. Mi guardo un po’ intorno e realizzo che il treno è una full immersion antropologica, pari almeno a quella che si può avere in un centro commerciale il giorno della vigilia di Natale. Davanti a me c’è un vecchietto con le cuffie nelle orecchie, ha scambiato solo poche frasi con la moglie al suo fianco e tiene il tempo con le dita dandosi dei colpetti sulla gamba. Mentre cerco di indovinare la musica che sta ascoltando, mi concentro su una ragazza seduta due file più avanti. E’ bionda con gli occhi marroni, indossa una maglietta bianca col simbolo della pace e continua a fissare il paesaggio oltre il vetro opaco del finestrino, ha lo sguardo triste e pensieroso. Le cause potrebbero essere migliaia e la mia mente scontata in un primo momento mi induce a pensare ad un litigio con il ragazzo o qualche altro affare che ti rovina la giornata quando hai più o meno 18 anni. Non mi lascio sopraffare così e allora mi convinco che qualche sera fa, a tavola coi suoi, ha confessato  di avere un debole per le sue amiche: la madre ha dato di matto e il padre, per tutta risposta, ha abbassato lo sguardo e alzato il volume della tv come se avesse paura che, l’immagine di sua figlia che tocca le parti intime di quella sua amica così carina, potesse essere in qualche modo percepita dalla moglie. Ma forse sto correndo troppo con la fantasia (ma soprattutto andrei ad affrontare un argomento troppo grande sul quale sono stato istruito in modo distorto da youporn) e quel tatuaggio che ha sul polso non è frutto di una qualche protesta ma solo il segno di una moda, allora cambio soggetto e, al fianco di un uomo grassoccio che legge e sottolinea il sole 24ore con gli occhi arrossati per lo sforzo, osservo un'altra ragazza. Ha i capelli neri e gli occhi azzurri come a dire hey, guardami, sono qui solo per farti impazzire! Le cuffie bianche dell’ipod spariscono all’interno di un cappottino nero mentre muove le labbra belle e mute seguendo le note che le accarezzano le orecchie. Distolgo lo sguardo dalla camicetta bianca (le cosiddette zinne) per tornare a guardare fuori, il treno che corre e noi fermi al suo interno ad aspettare, ecco, adesso ricominci con la filosofia?,devo farlo, ma stavolta sono meno convinto,quindi torno a fissarle il viso, ci ricasco. Ti incrocio per un istante e fulminea mi catturi, sono un bersaglio troppo facile, un cecchino alle prese con una montagna farebbe più fatica. Altro che metafore, siamo in viaggio baby, potrei tirar fuori dallo zaino una chitarra e suonarti una canzone, e se hai un altro?, probabilmente è proprio quel tipo seduto di fronte a te, ma non lo saprò mai e allora non dico niente, meglio aspettarci in silenzio. Maledetto treno, sono bloccato, vorrei darti il meglio di me, farmi valere, ma non so neanche come ti chiami. Ti fai fermare da una valigia? Mi son fatto fermare da molto meno, ma cosa posso fare se non tentare di prolungare questo momento?  So solo che dopo inventerò più di una scusa ma non fa niente,osservaci da fuori,  siamo lo stereotipo di una coppia sposata in giro per negozi. Sento che hai già letto quel che penso e allora rimaniamo d’accordo, appena scendo giuro che non mi volterò per vederti correre via, ma tornerò a casa a pensare che ero con te, immerso nelle campagne soleggiate, e non facevamo altro che star fermi, mentre tutto fuori scorreva veloce, la più banale delle poesie, un occhio del ciclone piacevole come una mattina d’estate, triste come un albero d’inverno...una voce mi informa di essere arrivato a destinazione … con 10 minuti di ritardo. 

Il treno è quello che prendo quasi tutti i giorni, stavolta son riuscito a vincere un posto a sedere e mentre cerco inutilmente una posizione comoda con la testa, osservo il paesaggio che scorre nel finestrino. Distese di campagna e poco spazio lasciato all’urbanizzazione. E’ un attimo perdersi nel mare dei  dettagli, ho sempre ritenuto Escher un degno architetto del mondo, i suoi paradossi costruttivi rappresentano in modo encomiabile la dipendenza che sento nei confronti del caos. Nella mia testa vive l’antitesi dell’ordine, la teoria psicanalitica basata su un iceberg solido e regolare è evidentemente una balla, meglio il Titanic che affonda di James Cameron. Su questa teoria tento di seguire il mio percorso, certo è più facile perdersi con una benda sugli occhi ma, se la strada  fosse sempre dritta,sento che finirei per morire isolato nello sconforto della monotonia. Eccoti là in fondo, fermo, che mi guardi mentre urli a tutti che un fantasma ti ha appena chiesto un po’ d’acqua. Niente di personale, ma preferisco i tornanti privi di lampioni. Nonostante ciò continuo a spremermi mentre cerco una formula perfetta e l’avrei già trovata se non mi avessero convinto che il tempo perso per essa sia proporzionale alla sua complessità. Divento geloso dei miei sogni, li tengo stretti al petto perché potrebbero sbriciolarsi in volo, bruciati dagli sguardi di chi non ha mai assaggiato il gusto dell’utopia. Son proprio quegli sguardi che mi hanno commissionato questa ricerca, e son sempre loro che cercano di guarire la mia dipendenza sin da quando portavo un 20 di scarpe, solo che non sono ancora riusciti a dirmi gli effetti nocivi che ne derivano. Gli regalerei uno dei miei sogni se non fossero incastrati all’interno di trame troppo strette e buie per poterci avvitare anche solo una lampadina, l’hanno fatto apposta, la chiamano autoconservazione. Per ora non mi lamento troppo, ho sempre trovato delle buone scuse, ho detto a tutti di essermi perso e di aver visto Arianna scappare su una nave dorata ma dentro di me maledico ancora il giorno in cui mi innamorai dell’apprendimento, ora so che nell’infinito dell’esistenza, un giorno, tutto verrà raddrizzato. Rigiro tra le mani queste idee lisce come palle da biliardo mentre noto una casa in rovina in mezzo a un enorme campo verdeggiante. Ti svelo un segreto baby, l’inferno è un privilegio per pochi.

LA STRADA - parte 2



Mi giro di scatto e lo osservo mentre si dirige verso il bancone, si muove in modo sciolto, forse dimostra più anni di quanti ne abbia veramente. Una volta arrivato a destinazione  dà un’occhiata veloce al registro che avevo notato poco prima e poi lo richiude. Provo a fare la mia richiesta: “salve, voglio questi e una bottiglietta d’acqua e poi il pieno alla macchina grazie”.Non risponde. Sposta uno sgabello di legno e vi si siede sopra guardandomi dritto negli occhi ma senza proferir parola. Interdetto provo a ripetergli cosa voglio, immagino sia un pò sordo e quindi scandendo le parole e mimando gli oggetti ripeto: “salve, prendo questi, una bottiglietta d’acqua e poi il pieno alla macchina grazie”.  Continua a fissarmi altri 2 secondi e finalmente risponde: “non sono sordo” poi riapre il registro e inizia a scorrere i nomi col dito. Lo osservo stupito. Mi spazientisco, l’armonia è sparita, la musica è diventata fastidiosa e il disagio che mi provocava il vecchio si trasforma velocemente in astio. Dopo varie pagine si ferma, mi guarda e accenna un sorriso.

V: “ Benvenuto, sei pronto?”.
B:“pronto? Non so di cosa stia parlando, voglio solo quanto le ho già detto, e se non le spiace ho una certa fretta”
V:“Fretta…va bene sono 8 dollari e 50, questa è l’acqua … per il pieno andiamo fuori”.
Sollevato lo seguo. Eccoci di nuovo fuori. Prima di arrivare a destinazione si volta di scatto. Noto ancora più rughe ora che la sua faccia è illuminata dal sole.
V:“ Picchia il sole oggi è?”
B:“Si, è insopportabile, anche il motore la pensa allo stesso modo” indico la mia mustang.
V:“Veramente un bel pezzo”.
B: “Già, ci tengo molto, ho sudato parecchio per averla”.

E’ cambiato ora. Sembra più spigliato. Si rigira e si avvicina alla pompa, la prende in mano e inizia a iniettare la benzina all’interno del serbatoio.

V:“Sai, io non credo che ti servirà”.
B:“Cosa?”
V:”Non credo che ti servirà l’auto alla fine di questa strada”.
B:“E lei cosa ne sa? Avrò un sacco di cose da fare e certamente ne avrò bisogno … tra l’altro, ora che ci penso, sa quanto serve per raggiungere la meta?”
V: “Dammi pure del tu ragazzo. Comunque, non so,ci son stato solo una volta e ora non mi è più permesso arrivare oltre la fine della strada … non ricordo”.

Son sempre più confuso.

B:“Cosa vuol dire che non ti è permesso? Se è un problema di mezzi, ti ci porto io.”
V:Scoppia in una risata fragorosa che mi lascia interdetto. “Sei molto gentile ragazzo ma proprio non posso, il mio posto è qui”

Certo ormai  vive qui da sempre però arrivare a dire che non gli è permesso, chissà, forse la vita solitaria e isolata gli avrà fatto perdere la testa.

V: “Non ho sempre vissuto qui ragazzo,la mia, è stata una vita normale o almeno spero, questa non è la vita che tu conosci, qui non puoi avere rimpianti o essere triste … perché tutto pian piano verrà cancellato, il tuo passato non esisterà più”

Mi spavento, sembra che mi abbia letto nel pensiero.

V:”non spaventarti … io sono stato messo qui, e qui svolgo il ruolo che mi sono meritato,e tu sarai messo da un’altra parte è il destino di tutti prima o poi. Sai, ero come te,credevo di essermi perso ma, sembra impossibile, non mi ero accorto di niente, è così, sono le regole, hai seguito, diciamo, un corso di formazione e ora devi svolgere il tuo lavoro … e dimenticherai tutto, non so perché ma dimenticherai tutto, io lo so, sono il guardiano.”

Capisco sempre di meno.

B:“Tu sei pazzo vecchio, e io non mi sono perso, ho un sacco di cose da fare a destinazione”
V:Sorride.“allora ti faccio una domanda, dove sei diretto?”.
Quella domanda mi coglie alla sprovvista.
B:“In fondo alla strada”.
V:“interessante, ma tu sai dove finisce questa strada?”
B:“Certo che lo so, sono partito ieri notte perché ho delle cose urgenti da fare”
V:“Però non sai di preciso cosa devi fare …”

Rimango sgomento.
B: “Stai blaterando vecchio, eccoti i soldi io ho fretta”
V:“certo, certo, vai, hanno tutti fretta quelli che passano di qui, ma non capite che qui il tempo non ha senso, non esiste se non nella dimensione in cui …”.

Non lo lascio finire e rientro in macchina, parto velocemente e nello specchietto noto che mi saluta con la solita aria appagata che mi innervosisce. In macchina ripenso alle sue parole, effettivamente non ho riferimenti, lungo la strada non ho visto cartelli,non riesco proprio a ricordare perché sono partito e dove sono diretto, so di aver delle cose urgenti da fare ma non le ricordo. Dai Beppe, ragiona, ci deve essere una spiegazione logica. Inizio a sudare freddo, non è che … driiiiin-driiiiin-driiiiiin

LA STRADA - parte 1

Sono in viaggio lungo una di quelle statali americane che attraversano il deserto. Un cuneo civilizzato che si immerge tra cespugli secchi, cumuli di sabbia e pian piano affoga tra le enormi rocce che si impongono all’orizzonte. Mi trovo sul sedile anteriore di una Mustang blu ormai sporca e affaticata per i km macinati sotto l’intemperanza del sole, saranno circa le 2 del pomeriggio, il cofano crepita e la benzina inizia a calare inesorabilmente. Lo so, molti di voi staranno pensando che è sempre la solita solfa, la storia a lieto fine di uno sciroccato che si è fatto prendere un po’ troppo dai film americani, non vi contraddico e probabilmente vi darà proprio questa impressione ma intanto, continuate a leggere. Dopo questa digressione un po’ scorretta, riprendo posto sul mio sedile sudato e torno ad indossare i Ray-Ban neri lasciati sul cruscotto. Passato qualche minuto, e qualche altro chilometro,  finalmente mi ritrovo nei pressi di un isolato distributore di benzina , nato probabilmente per dare pace alle urla spente di quelle anime sprovvedute che non avevano previsto le insidie della traversata. Il distributore è insabbiato e logoro,ed  è ormai parte del deserto e, se non emanasse ancora qualche goccia di vita, sarebbe impossibile distinguerlo dalle altre rocce. Oltre al distributore c’è una casetta su due piani, al primo un piccolo negozio  davanti al quale campeggia uno scaffale girevole pieno di cartoline e, più in alto, quello che sembra un appartamento. Mi fermo di fianco a una delle pompe rosse, scendo dal mio cavallo di razza sfinito e non posso fare a meno di notare che sulla veranda, seduto su una cadente sedia di legno scuro, c’è un vecchio con un cappello da cowboy di quelli tanto usati nei film del grande Sergio Leone. Indossa una salopette di jeans malandata che nasconde in parte una dozzinale t-shirt di cotone che in origine doveva essere bianca. Ha il viso sciupato dal sole e la bocca fa da contorno a un sigaro consumato che diffonde una piccola scia di fumo,  rendendo il vecchio ancora più curioso. Vengo subito colto da un sentimento di pietà nei suoi confronti e inizia a scorrere nella mia testa il film della sua vita. Probabilmente vive in quella casa da sempre, i suo secondi sono scanditi solo dal passaggio di qualche rosa di Gerico trascinata dal vento e i suoi contatti col mondo son limitati a qualche passante come me o a brevi colloqui con qualche rude camionista che gli fornisce la merce. E’ sicuramente un giudizio affrettato, e infatti riguardando il vecchio, scorgo nel suo viso una stonata tranquillità. Man mano che lo osservo sento crescere in me un certo disagio, non riesco a togliermi dalla testa la convinzione che la sua vita, confinata in quel piccolo angolo di mondo, sia stata triste e vuota. La sua aria appagata e senza rimpianti è un raschietto muto che tenta di sgretolare le futili convinzioni con le quali fui marchiato dal giorno in cui nacqui tra i grattacieli. Non ho ancora fatto benzina ma, incuriosito, mi avvicino al vecchio. Non mi degna di uno sguardo, è sicuramente perso in qualche viaggio, si vede che nei suoi occhi brilla la luce del sognatore. Decido di non intromettermi quindi entro nel negozietto, sperando che questo lo distolga dalle sue riflessioni. Il negozio è più angusto di quel che avevo immaginato, impolverato, e le assi di legno scricchiolano sotto il mio passo stanco. Noto vari gadget tipici della zona e una grande bandiera americana risalta appena al di sotto di una targhetta commerciale della coca-cola, una di quelle in alluminio che si vedono spesso  sui muri pallidi di qualche bar di periferia. Un piccolo altoparlante nell’angolo destro della stanza suona una canzone country che non conosco, ma che si adatta perfettamente allo scenario mettendolo in movimento. Ogni elemento è disposto in maniera ineccepibile seppur il caos la faccia da padrone , anche quel cactus in plastica vicino alla cassa che suona la chitarra, è bizzarro certo,  ma si incastra perfettamente tra gli altri elementi del quadro. Prendo due bacchetti di carne secca e un pacchetto di Marlboro e attendo che il vecchio si accorga della mia presenza. Non c’è nulla che mi tormenti in quel momento, anche il caldo e la paura di non finire quel viaggio, sono spariti. Continuo a vagare con lo sguardo che cade disinteressato su un elenco di nomi, alcuni dei quali sono cancellati con una riga ma non trovo la curiosità per leggere e mi lascio cullare dalla musica cadendo in uno stato di trance catatonica. Ad un tratto vengo risvegliato dal cigolio della porta che diventa sempre più forte culminando in un rumore sordo e innaturale.
Finalmente il vecchio è entrato.

ITALIA, TRA TECNICI E PREDICATORI

Dico la verità, ero un po’ scettico sul fatto di inaugurare il mio blog con un post che affrontasse argomenti politici e sociali, ma visto che è troppo facile basare il proprio pensiero esclusivamente su una banale comicità, ho scelto, per questa volta, di affrontare un tema al tempo stesso difficile e interessante, accollandomi tutti i rischi che ciò può comportare. Ci sarà certamente tempo per mostrare e approfondire il mio feeling con le cazzate e per farvi leggere le storie più improbabili che si snodano nel labirinto della mia personalità.  Le mie mattine in questo periodo esente da lezioni, hanno pian piano iniziato a delinearsi secondo uno schema ben preciso. Mi sveglio presto, con mia madre che emette versi improbabili, e dopo il breve colloquio col mio grande amico caffè (in cui lui finisce sempre per sparire senza neanche salutare), inizio a farmi bombardare dall’enorme numero di informazioni che mi arrivano dal mondo, attraverso una rete che pian piano inizia a stritolarmi. Come al solito mi trovo a girare tra blog o giornali per tentare di non affondare nella merda innevata  che ci propina la nostra tv in questo periodo. E come non potrei parlare del tanto discusso “posto fisso” , un argomento che mi preme affrontare in veste di diretto interessato. Il messaggio di Monti era una semplice constatazione: il posto fisso non esiste più e i giovani devono impegnarsi per trovare strade alternative. Fin qui nulla di sbagliato, il problema del precariato non è nato certo oggi. L’errore dei tecnici è stato quello di scaricare la colpa di ciò esclusivamente su noi giovani affidandoci nomignoli come bamboccioni o peggio, sfigati . Ovviamente se queste frasi  le dici avendo la poltrona sotto il culo da 50 anni puoi causare qualche malumore soprattutto se fai di tutto per non assumerti le tue responsabilità. Il governo deve fare in modo che i giovani possano trovare delle strade alternative. Certo il mondo sta cambiando, è un dato di fatto, e noi dobbiamo cambiare mentalità (questo è il vero messaggio ed è la semplice constatazione di un qualunque realista) ma con noi dovrebbe farlo anche il nostro paese ancora troppo legato ai vecchi sistemi e vittima di una gerontocrazia dominante che tiene i giovani lontani dai ruoli chiave. Vengono proposte nuove iniziative, ma hanno sempre il piccolo problema di essere  incomplete e risultare nient’altro che progetti campati per aria senza alcun fine. Per esempio, ora puoi aprire un’impresa con un euro di capitale e senza notaio, ma manca comunque la parte dei finanziamenti in quanto le porte del credito continuano a rimanere chiuse. Questo è un altro argomento scottante, in quanto il credito ti è concesso solo se offri le prove di una certa solidità economica, che nella maggior parte dei casi significa posto fisso. Quindi basta dar la colpa esclusivamente a noi, è l’Italia intera che deve cercare strade alternative per andare avanti e modernizzarsi. Bisogna invertire la tendenza e permettere a noi giovani di credere nel nostro paese invece che metterci sulle spalle tutti gli errori del passato. Io voglio credere nel mio paese ma mi trovo sempre più spesso ad odiarlo, in quanto non esiste l’equità ma solo il moralismo (fatto anche male) e nel quale la meritocrazia è andata a farsi fottere da tempo immemorabile. E’ per questo che dobbiamo lottare, per fare in modo che il nostro paese ci aiuti ad affrontare i cambiamenti e cambi con noi lasciandosi alle spalle un sistema ormai marcio, e non per cose che volenti o nolenti non esistono più. Comunque se proprio non abbiamo voglia di sbatterci per cambiare le cose, affidiamoci alle parole di un Celentano in veste di Messia che ha detto:“ c’è qualcos’altro dopo di cui i preti non parlano, questa non è vita, che cazzo di vita è senno”  ha ragione, non preoccupatevi, sotto terra non ci sono tutti questi problemi.